Ai piedi dell’alta collina di Cortona, nei pressi di Camucia, sulla strada che porta ad Arezzo, antica via battuta a suo tempo dagli Etruschi, dai Romani, talvolta dai Galli, e una volta dai Cartaginesi. Nella località “Il Sodo” il visitatore attento può trovare (e con qualche fatica visitare e studiare) dei particolari sepolcri etruschi a forma di Melone, i quali, infatti, così furono battezzati dai contadini e in seguito chiamati anche dagli archeologi, Melone I, Melone II, dopo esser stati riportati alla luce dal grande Francois a metà dell’800. Sono sepolcri impiantati nel ‘600 a.C., ma che furono usati fino al II, I secolo a.C. Fino insomma, alla scomparsa della Nazione etrusca. Nella più grande e più bella di queste tombe, nella quale furono ritrovati importanti oggetti e cimeli, oggi in buona parte esposti nel Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona, a un certo punto del percorso, all’ingresso di una cella, sono scolpiti due nomi: Arnth Mefanates e Velia Hapisnei, che, durante alcuni secoli, abitarono, e cioè riposarono, in questo sepolcro. Era certamente una coppia di importanti cittadini di Cortona, di famiglia nobile, di “principes” della città. L’Autore ha voluto farli rivivere in questa storia; storia che egli ha scritto con l’uso e qualche volta l’abuso, di una sua specialissima “macchina del tempo”. La quale gli ha permesso di concentrare, nel corso della vita dei protagonisti, avvenimenti che in realtà si sono svolti in due secoli di storia etrusca, come i dotti non mancheranno di rilevare. L’Autore si scusa di questo abuso che per altro è stato necessario per scrivere un romanzo che non ha alcuna pretesa di essere un saggio storico.