Julio Carreras è autore di eccellenti manifesti inisti; che è un uomo cui si deve ammirazione e rispetto perché per difendere la libertà ha pure pagato con la prigione politica, se qui di seguito si leggeranno opinioni critiche che dissentono dalle sue scelte, è ancora una volta per la stima tributatagli che avrebbe preferito veder lasciato il protagonista, Bertozzi, di fuori da implicazioni religiose. Con fede “cristiana” invece Carreras anticipa ampiamente ed egregiamente un Codice da Vinci che, proprio perché non ha provocato la fede del grande pubblico, non gli ha procurato il successo di cui sta godendo il suo plurimiliardario autore, Dan Brown.
Quando, il fondatore dell’Inismo argentino (1986), comincia la stesura di questo romanzo, la sua carriera di scrittore era già piuttosto avviata; aveva già pubblicato opere narrative, tra cui il romanzo El ciclo de Antòn Tapia e la raccolta di racconti El Malamor, ma è soltanto in Bertozzi, che Carreras riesce finalmente a esprimere le idee rimaste sospese negli altri romanzi. A ispirare questo suo lavoro è Gabriele-Aldo Bertozzi, fondatore dell’Inismo (1980), che Carreras incontra a Pescara nel 1995. Bertozzi diventa l’eroe del suo romanzo, il personaggio che incarna tutte le idee dell’autore, una specie di moderno messia chiamato a salvare il mondo da un male antico e da un futuro di tenebra e d’oscurità.
Nello specifico, il romanzo parla della ricerca intrapresa da Bertozzi, da Laura e da altri componenti del gruppo Inista, di un’antica pergamena dotata di poteri straordinari. Bertozzi è subito presentato come il prescelto, colui che è destinato a possedere la pergamena. Nel prologo infatti, in cui si narra dell’incontro tra il padre dell’eroe e Abdul, quest’ultimo gli dice:
Tu non sei il predestinato, ma in questi giorni nascerà dal tuo seme colui al quale sarà dato di trovare e capire la Parola. (Maria Beatrice Buondi)