La contessina Maria Giovanna subisce un rapimento a scopo di riscatto da parte del visconte Dodò Norimberti, ex amministratore del patrimonio suo e della sorella Maria Carlotta della quale è pure fidanzato.
Egli, giocando d' azzardo, perde una forte somma di denaro e il cupo e pericoloso biscazziere lo perseguita per ottenere il pagamento di quanto gli è dovuto.
Maria Giovanna, però, riesce fortunosamente a fuggire dalla prigione sperduta nella campagna in cui egli la rinchiude. Sfumata la risorsa del riscatto e con l'ostaggio in libertà, per timore di finire in galera o, peggio, di subire forti rappresaglie da parte del truce creditore, il rinnegato è costretto ad emigrare clandestinamente in terra straniera dove, in bene e in male, come vedremo, farà ancora parlare di sé.
Frattanto, nella bella villa di Goito, le due sorelle rinvengono una piccola pergamena in un vecchio secolare canterano; secondo tale documento un loro antenato, fuggiasco da Mantova per motivi politici, avrebbe nascosto un favoloso tesoro in un convento di frati francescani a Ramla (Israele). Per scovarlo, essendo dotate di spirito di avventura, partono entrambe per raggiungere il monastero indicato, ma, laggiù, dopo alterne e tragicomiche vicende, invece del tesoro trovano l'amore con la "A" maiuscola.
Il favoloso lascito dell'antico parente riaffiorerà casualmente alcuni anni dopo durante lavori di ristrutturazione del convento; in quell'occasione esse, con marito e figli al seguito, si recheranno a Ramla e, di comune accordo, ne faranno generosamente dono alla Comunità Francescana, ma, ivi, durante la loro breve permanenza, incontreranno un misterioso quanto irriconoscibile, personaggio ...