Nei racconti fotografici e prosastici di Faraci, Palermo dipana per intero lo spettro dell'esistenza umana, osserva i suoi figli e li benedice e li mortifica, li innalza e li deprime, li culla e li depone nella tomba. Ma Palermo a suo modo partecipa di questo spettro esistenziale, è una creatura viva, vive con le sue creature. Faraci osserva questo gioco di esistenze – perché per il suo occhio in fondo di un gioco si tratta - con magnanima indulgenza: la penna e la macchina fotografica di Faraci amano tutto e tutti, perché tutto e tutti partecipiamo di un medesimo dramma e una medesima commedia, tra i quali, anche qui, lo scarto è minimo. Nella sensibilità di Faraci troviamo ancora calda e vitale la memoria di Pasolini, una sensibilità etica divenuta già estetica.