La vicenda si sviluppa in parallelo fra i boschi della Sila, un bastimento di migranti verso l'America, la casa di John Vigliaturo a New York. E' la primavera del 1907. Francesco, un bambino di dodici anni, viene portato dal patrigno a lavorare nei boschi della Sila come mulattiere. Nel cantiere conoscerà zu Rafele e tre ragazzi che stanno per coronare il sogno di partire per l'America. Francesco verrà affidato a zu Rafele, uomo strano ed enigmatico, che gli trasmetterà la sua visione della vita e i valori antichi della loro terra. I tre giovani, imbarcati sulla Nord America, scopriranno che essa è un luogo di grandi sofferenze, ma anche di cambiamento. I vecchi panni verranno dismessi, per lasciar posto alla nuova identità. Ben presto, tuttavia, si diffonderà la consapevolezza di aver perso qualcosa di importante. E' l'inizio d'un dolore che non abbandonerà mai l'emigrante. Ferita profonda, lavata con la rassegnazione, medicata con la razionalità e l'unguento amaro della nostalgia, non si rimarginerà più. E' un dolore che ha accompagnato per tutta la vita un numero enorme di persone. L'emigrazione salutata da più di un governo statutario come valvola di sfogo dei conflitti sociali di quegli anni, interessò nel giro di un paio di decenni più di 8 milioni di italiani. L'Italia intera ne fu segnata. L'Italia povera e vessata del Regno dei Savoia. Questa vicenda, dunque, non può non appartenerci più. Buona lettura.